Distribuzione del cortometraggio documentario "Rituali" di Filippo Marasco
Distribuzione del cortometraggio documentario "Rituali" di Filippo Marasco
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Il racconto di un giorno. Un gruppo di ragazzi, tutti vestiti con le stesse camicie blu, sotto un gigantesco fungo di cemento. I giochi saranno presi sul serio e la realtà presa per gioco.

 

Poster del documentario "Rituali" di Filippo Marasco
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Il racconto di un giorno. Un gruppo di ragazzi, tutti vestiti con le stesse camicie blu, sotto un gigantesco fungo di cemento. I giochi saranno presi sul serio e la realtà presa per gioco.

 

Poster del documentario "Rituali" di Filippo Marasco

rituali

Italia, 2025 / 14′

un film di
Filippo Marasco

Scritto da Nikolai Palmieri
Filippo Marasco
Direttore della Fotografia Ilaria Mauri
Montaggio Mario Pane
Musica Luca Martella
Suono Carola Munari
Giovanni Silenzi
Luca Martella
Produttore Esecutivo Anemone Film
Produzione Scuola Gian Maria Volontè
Distribuzione Esen Studios

Loghi produzione del cortometraggio "Cloro" di Filippo Marasco

AWARDS

  • Sottodiciotto Film Festival & Campus  Italy, 202 
    2° PREMIO

Official Selections

  • Moscow International Documentary Film Festival Doker  Russia, 2026
  • Sottodiciotto Film Festival & Campus  Italia, 2025
  • Not Film Fest  Italia, 2026
  • Resistenze Festival  Italia, 2026
  • Beach Film Festival Macedonia, 2026
  • Sacramento Underground Film & Arts Festival USA, 2026
  • International Documentary of Ierapetra & Awards Grecia, 2026
  • Radici Urbane Italia, 2026

Filippo Marasco

Biofilmografia

Filippo Marasco nasce a Genova nel 2001. Dopo il diploma si trasferisce a Roma per dedicarsi alla regia cinematografica. Il suo primo cortometraggio, “Happy Birthday”, vince la prima edizione del concorso “Nòt a Chance” al “Nòt Film Festival”. Ha lavorato come assistente casting su diversi progetti. Attualmente è uno dei sette studenti di regia alla Scuola Volonté di Roma, dove ha realizzato il suo primo cortometraggio documentario, “Rituali”, e il suo secondo cortometraggio di finzione, “Cloro”.

Filmografia:

  • “Rituali” (Chlorine), 2025
  • “Cloro” (Rituals), 2025

Note di regia

Durante la scelta del soggetto, mi sono a lungo chiesto che cosa fosse un documentario e soprattutto perché filmare la realtà. La risposta che ho trovato, per quanto estremamente banale, mi soddisfa: “Filmare la realtà per la realtà” , in questa tautologia si cela la sfida di rendere l’ordinario cinematografico, con il vantaggio e la speranza di poter trovare la magia al di là della narrazione, in un contesto al di là delle regole del cinema di finzione. Ho quindi cercato un ambiente in cui immergermi, in cui la macchina da presa potesse essere un elemento rivelatore, in grado di scolpire una verità forse troppo ovvia per essere evidente mentre viene vissuta; Mi sono ricordato dei miei anni da Scout ed ho subito realizzato quanto, ad uno sguardo esterno, quella apparente semplicità, fatta di regole estremamente codificate, potesse risultare incomprensibile, ritornare a quei momenti, per studiarli, mi è sin da subito sembrato non solo un esercizio utile, ma un fatto ovvio, quasi naturale; una realtà mi si è offerta, pronta ad essere svelata, impossibile da catturare in altro modo, se non attraverso il mezzo del documentario. Una comunità Scout, soprattutto negli anni del Reparto, è un humus tematico ricco: si tratta a tutti gli effetti di una micro società, estremamente gerarchizzata ed inoltre gestita quasi autonomamente da adolescenti legittimati ad essere“altro” rispetto alle loro vite quotidiane. Una terra di mezzo, il cui il gruppo è l’unica certezza e in cui i rapporti e le personalità stesse dei suoi abitanti sono in continua evoluzione.

Con questo documentario vorrei quindi indagare la linea fra individuo e gruppo, senza scegliere un protagonista e ricercando nelle scelte individuali rispetto alle attività comuni le singole unicità dei ragazzi. Ho scelto “Rituali” come titolo per il cortometraggio, perché voglio parlare di come la formazione del senso di comunità passi soprattutto attraverso l’accettazione di una sorta di “lessico familiare delle azioni” e di come i riti, confortanti proprio in quanto immutabili ed esterni al volere del singolo membro sembrano atti volti ad inglobare l’individuo. Credo che la ritualità crei se non una realtà parallela perlomeno una interessante illusione della sua esistenza, col documentario vorrei cercare questo limite: la creazione di mondi alternativi è un atto di libertà, ma anche di rifiuto e il rito, anche nella nella sua dimensione più mondana, è un simbolo di questa scelta poetica ed inquietante.