Ivan è un operaio di sessant’anni, nato in ex Jugoslavia. Vive con sua moglie in un paesino del Friuli chiamato Torviscosa. Un giorno decide di intraprendere un viaggio che lo riporterà nei luoghi della sua infanzia, nel tentativo di espiare un senso di colpa che fin da bambino porta dentro di sé.

Ivan è un operaio di sessant’anni, nato in ex Jugoslavia. Vive con sua moglie in un paesino del Friuli chiamato Torviscosa. Un giorno decide di intraprendere un viaggio che lo riporterà nei luoghi della sua infanzia, nel tentativo di espiare un senso di colpa che fin da bambino porta dentro di sé.

IL CONFINE È UN BOSCO

(My border, my forest)

Italia, 2020 / 17′

diretto da
Giorgio Milocco

con
Branko Završan
Lucka Pockaj
Andrea Tich
Paolo Fagiolo
Vito Cosic
Martin Mofardin
Noemi Calligaro

Soggetto e sceneggiatura Mauro Daltin
Andrea Nardon
Giorgio Milocco
Alejandro De La Fuente
Direttore della Fotografia Debora Vrizzi
Scenografia Anton Spazzapan
Costumi Vittoria Prignano
Suono Antonio Petris
Montaggio Giorgio Milocco
Produttore Fabiana Balsamo
Produzione Quasar Multimedia
Distribuzione Esen Studios

Giorgio Milocco

Regista, autore, art director e montatore di documentari, film e video commerciali.
Con il cortometraggio “La luna di formaggio” vince il secondo premio e la menzione speciale della giuria al festival CorMor 1998, mentre nel 2001 vince il primo premio al festival del cortometraggio di Ravenna con il Film “La morte con gli zoccoli”. Il successivo cortometraggio “Pleasure Doll” viene proiettato, con una calorosa accoglienza di critica e pubblico, alle giornate del cinema italiano a Limoges (Francia).

Giorgio Milocco

Regista, autore, art director e montatore di documentari, film e video commerciali.
Con il cortometraggio “La luna di formaggio” vince il secondo premio e la menzione speciale della giuria al festival CorMor 1998, mentre nel 2001 vince il primo premio al festival del cortometraggio di Ravenna con il Film “La morte con gli zoccoli”. Il successivo cortometraggio “Pleasure Doll” viene proiettato, con una calorosa accoglienza di critica e pubblico, alle giornate del cinema italiano a Limoges (Francia).

NOTE DI REGIA

“Il confine è un bosco” è la storia di un uomo alle soglie della terza età, che vive lontano dalla sua terra d’origine ed è tormentato da un senso di colpa. Arriva il momento in cui vuole mettere ordine nella sua vita che, volente o nolente, si sta avviando alla sua ultima fase.
Il confine narrato nella storia è molteplice e simbolico. Non è solo quello fisico che separa l’Italia, in particolare il Friuli (dove il protagonista vive da cinquant’anni), dalla Ex-Jugoslavia (terra dell’infanzia e del ricordo), ma anche il confine tra la maturità e la vecchiaia, tra la tristezza e la gioia.
Nell’arco della storia, il protagonista trova il coraggio di oltrepassare questi confini e lo spettatore viene coinvolto in questa sua trasformazione. Percepiamo il suo tormento interiore ed il suo stato d’animo nei suoi sguardi e nei suoi gesti, nel minimalismo dei palazzi razionalisti di Torviscosa, nel paesaggio nebbioso dell’Istria, nel confine di stato abbandonato e negli altri espedienti simbolici presenti all’interno della storia.
Gran parte delle persone ha un sogno mai realizzato, o addirittura un rimpianto. I fatti della vita spesso ci allontanano da quelli che sono i veri desideri. Molte persone vengono soffocate dal senso del dovere e dal senso di colpa. Molte di queste persone, a volte, non credono nemmeno che esista la possibilità di rimettersi in gioco, di fare i conti con il proprio passato e tornare a vivere serenamente il proprio presente. Altre invece continuano a vivere di ricordi e di angosce del passato, e non sono più in grado di cercare il lato positivo nelle situazioni difficili, di trovare una soluzione ai problemi e guardare al futuro con serenità. “Il confine è un bosco” è un film che dona speranza: Ivan affronta il suo passato per poter essere di nuovo felice, come quando era un bambino.

NOTE DI REGIA

“Il confine è un bosco” è la storia di un uomo alle soglie della terza età, che vive lontano dalla sua terra d’origine ed è tormentato da un senso di colpa. Arriva il momento in cui vuole mettere ordine nella sua vita che, volente o nolente, si sta avviando alla sua ultima fase.
Il confine narrato nella storia è molteplice e simbolico. Non è solo quello fisico che separa l’Italia, in particolare il Friuli (dove il protagonista vive da cinquant’anni), dalla Ex-Jugoslavia (terra dell’infanzia e del ricordo), ma anche il confine tra la maturità e la vecchiaia, tra la tristezza e la gioia.
Nell’arco della storia, il protagonista trova il coraggio di oltrepassare questi confini e lo spettatore viene coinvolto in questa sua trasformazione. Percepiamo il suo tormento interiore ed il suo stato d’animo nei suoi sguardi e nei suoi gesti, nel minimalismo dei palazzi razionalisti di Torviscosa, nel paesaggio nebbioso dell’Istria, nel confine di stato abbandonato e negli altri espedienti simbolici presenti all’interno della storia.
Gran parte delle persone ha un sogno mai realizzato, o addirittura un rimpianto. I fatti della vita spesso ci allontanano da quelli che sono i veri desideri. Molte persone vengono soffocate dal senso del dovere e dal senso di colpa. Molte di queste persone, a volte, non credono nemmeno che esista la possibilità di rimettersi in gioco, di fare i conti con il proprio passato e tornare a vivere serenamente il proprio presente. Altre invece continuano a vivere di ricordi e di angosce del passato, e non sono più in grado di cercare il lato positivo nelle situazioni difficili, di trovare una soluzione ai problemi e guardare al futuro con serenità. “Il confine è un bosco” è un film che dona speranza: Ivan affronta il suo passato per poter essere di nuovo felice, come quando era un bambino.